Gian Domenico Romagnosi nasce a Salsomaggiore nel 176. Insigne giurista e filosofo, laureatosi nel 1786 in giurisprudenza all'università di Parma, è nominato Pretore a Trento nel 1791, e nel 1804 è chiamato a coprire la cattedra di diritto pubblico nella stessa università di Parma. Nel 1806 è viene chiamato a Milano con l'incarico di rivedere il progetto di codice di procedura penale, ove diviene consulente del ministero di giustizia. Nel 1807 gli viene affidata la cattedra di diritto civile a Pavia. Nel 1817, a seguito del ritorno degli austriaci in Lombardia, perde il posto di insegnante nelle scuole speciali di diritto, che vengono soppresse. Nel 1821, per i legami con ambienti progressisti, viene incarcerato a Venezia. Liberato poco tempo dopo, resta senza lavoro. Muore a Milano nel 1835.
Seguace di F. Bacone e I. Locke, nonché degli illuministi francesi, ha lasciato molte opere giuridiche e filosofiche.
Fra le sue opere principali:
Genesi del diritto penale (prima edizione nel 1791)
Che cos'è uguaglianza? (1792)
Che cos'è libertà (1793)
Introduzione allo studio del diritto pubblico universale (1805)
Principi fondamentali di diritto amministrativo (1814)
Costituzione di una monarchia nazionale rappresentativa (1815)
Che cos'è la mente sana? (1827)
Della suprema economia dell'umano sapere in relazione alla mente sana (1828)
Della ragion civile delle acque nella rurale economia (1829-30)
Vedute fondamentali sull'arte logica (1832)
Dell'indole e dei fattori dell'incivilimento con esempio del suo risorgimento in Italia (1832).